"La scuola è un'istituzione che, per sua intima natura, appartiene al futuro…..la scuola di oggi va pensata nel futuro; viceversa il futuro non mi sembra pensabile senza la scuola"

(Lucio Lombardo Radice , Educazione e rivoluzione_ Roma Editori Riuniti, 1976)

Antifascista e dirigente di partito, interlocutore e sostenitore di intellettuali dissidenti dell'Europa orientale, ha rappresentato figura di spicco nel dialogo tra diverse culture.
Ricercatore e docente ha sempre coniugato la sua attività con quella di riformatore nel campo della scuola e della formazione dedicandosi inoltre allo sviluppo di un movimento internazionale per la pace ed il disarmo.

Ha insegnato prima all'Università di Palermo e poi alla Sapienza di Roma nei corsi di Algebra e Geometria superiore, Matematiche Complementari e Teoria dei numeri; ha sempre unito nel suo insegnamento, come nei suoi scritti matematici, una rigorosa trattazione tecnica ad una visione culturale più vasta, nella quale l'attenzione ai problemi storici costituiva un momento importante per la comprensione delle teorie e dei risultati.
Come ricercatore si è occupato in modo particolare della teoria delle rappresentazioni dei gruppi finiti, delle geometrie finite e delle geometrie combinatorie di cui ebbe il merito di intuirne la fondamentale importanza.
Morì a Bruxelles durante una riunione europea in preparazione di una conferenza internazionale sul disarmo.
Tra le sue opere: Socialismo e libertà, Educazione e rivoluzione, Un socialismo da inventare, La Matematica da Pitagora a Newton, L'Infinito.
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Lucio Lombardo Radice (Catania,  1916 – Bruxelles, 21 novembre 1982) è stato un matematico e pedagogo italiano.
Figlio del pedagogista Giuseppe, si laureò in matematica nel 1938 con una tesi, sulle algebre legate ai gruppo di ordine finito. Nel 1939 divenne assistente alla cattedra di geometria analitica, ma prese servizio solo nel 1945, dopo la fine della guerra per via delle condanne politiche che subì in quanto oppositore del fascismo e per la partecipazione alla resistenza. Nel 1951 ottenne la libera docenza in analisi algebrica ed infinitesimale e nel 1956 ricoprì la carica di professore straordinario di Geometria analitica con elementi di proiettiva all'Università di Palermo dove restò fino al 1960 quando fu trasferito a Roma. Dal 1963 al 1966 fu vicedirettore della Scuola di Perfezionamento in Matematica e Fisica, dopo avervi insegnato storia della matematica. A Roma, nel 1971, ebbe la cattedra di algebra, nel 1974 quella di matematiche complementari ed aveva tenuto, (tra il 1960 e il 1973) anche gli insegnamenti di teoria dei numeri, geometria superiore e algebra superiore (1968-73). Il suo impegno scientifico fu nel campo della teoria delle rappresentazioni dei gruppi finiti, in particolare quelle modulari, in quello delle geometrie finite e delle geometrie combinatorie, assieme a Beniamino Segre e a Guido Zappa. Sullo studio dei piani proiettivi non desarguesiani, con particolare riguardo al caso finito, pubblicò una trentina di lavori.

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